Anche dopo l'invenzione dei mixer e dei microfoni, sebbene la qualità audio ne trasse grosso vantaggio, il master veniva scritto in tempo reale poiché mancava un supporto affidabile su cui registrare momentaneamente l'esecuzione per essere scritta successivamente sul master.
Nel 1940 l'invenzione del nastro magnetico rivoluzionò il mercato discografico. I brani, dopo essere stati registrati venivano trasferiti con pochissima perdita qualitativa su un altro nastro stereo o mono.
Prima di creare il master definitivo era possibile sottoporre l'audio ad un ulteriore trattamento dinamico e frequenziale.
Si cominciò a notare che questi trattamenti, se propriamente eseguiti da un esperto ingegnere di mastering, potevano influenzare fortemente la bellezza del suono di un disco e, quindi, il suo successo commerciale.
Oggigiorno, con l'avvento delle DAW (Digital Audio Workstation) e dei plug in non solo è possibile registrarsi un disco intero su un comune personal computer, ma è anche possibile effettuare il mastering rimanendo nel dominio digitale.
Ciò nonostante gli importanti studi di mastering, sebbene siano dotati di macchine digitali, continuano a fare uso di costosissime apparecchiature analogiche per intervenire sulla dinamica e sullo spettro dei brani da masterizzare.