Leggende legate al mastering
Grazie allo sviluppo del digitale nell'audio, è aumentata la possibilità di intervenire a posteriori su un qualsiasi aspetto di una registrazione senza alcuna perdita qualitativa, anzi, spesso ottenendo risultati migliori del materiale di partenza.
Sempre più fonici di ripresa cominciarono a trascurare l'accuratezza della ripresa microfonica pensando di poter colmare eventuali lacune in fase di editing e di missaggio. Al loro pari anche in fase di missaggio si tendeva a trascurare alcuni dettagli produttivi pensando che sarebbe stato il mastering, ultimo anello della catena, a dover da solo definire o stravolgere completamente il suono di un brano.
Oggi, dopo un ventennio di audio digitale, sappiamo perfettamente che è fondamentale che ogni stadio della catena produttiva di un disco lavori al suo meglio se si vogliono ottenere buoni risultati.
Il Mastering non ha la possibilità di stravolgere completamente il lavoro fatto in precedenza, d'altro canto è vero che partendo da tracce ben registrate e ben mixate è possibile ottenere un ottimo suono finale con un buon mastering.
Gran parte delle leggende metropolitane legate al mastering sono nate alla fine dello scorso decennio quando si è iniziato ad attuare dei bruschi interventi di compressione dinamica in fase di mastering.
Queste scelte operative erano dettate dalle case discografiche che volevano che i loro brani suonassero a volumi più sostenuti.
Era più facile che un brano con un volume maggiore attirasse l'attenzione degli ascoltatori di una stazione radio. In effetti psicoacusticamente, risulta che le persone in genere trovano inconsciamente più piacevoli i brani con una pressione sonora maggiore.
Il risultato fu l'appiattimento dinamico dei dischi dell'epoca. Andando ad analizzare la forma d'onda di un brano dai primi anni novanta in poi, scopriremmo che essa non presenta picchi ma rimane perlopiù vicina agli 0 dB, limite invalicabile dell'audio digitale.
È abbastanza paradossale che con la nascita del compact disc, supporto che dispone di una gamma dinamica superiore a quella dei supporti precedenti, si sia scelto - e si scelga ancora - di utilizzare pochissima gamma dinamica, in pratica solo gli ultimi decibel a fondo scala, facendo sì che una canzone suoni forte dall'inizio alla fine.
È fondamentale precisare che quanto descritto è appannaggio quasi esclusivamente della musica pop. Per quanto concerne la musica jazz, quella classica ed altri generi di musica colta perlopiù acustici, questa problematica non è mai sorta in quanto gli interventi di mastering su questi generi tendono a non snaturare il carattere spettrale e dinamico delle registrazione, ma si limitano solamente ad adattare al meglio i brani al supporto.
 
Prima dell'invenzione del mixer e dei microfoni, i dischi venivano registrati mediante l'uso di un diaframma di cera che, posizionato nella sala ripresa, vibrando trasmetteva l'energia acustica ad un tornitore posto in una stanza adiacente il quale scriveva in tempo reale l'esecuzione musicale creando direttamente il master.
Anche dopo l'invenzione dei mixer e dei microfoni, sebbene la qualità audio ne trasse grosso vantaggio, il master veniva scritto in tempo reale poiché mancava un supporto affidabile su cui registrare momentaneamente l'esecuzione per essere scritta successivamente sul master.
Nel 1940 l'invenzione del nastro magnetico rivoluzionò il mercato discografico. I brani, dopo essere stati registrati venivano trasferiti con pochissima perdita qualitativa su un altro nastro stereo o mono.
Prima di creare il master definitivo era possibile sottoporre l'audio ad un ulteriore trattamento dinamico e frequenziale.
Si cominciò a notare che questi trattamenti, se propriamente eseguiti da un esperto ingegnere di mastering, potevano influenzare fortemente la bellezza del suono di un disco e, quindi, il suo successo commerciale.
Oggigiorno, con l'avvento delle DAW (Digital Audio Workstation) e dei plug in non solo è possibile registrarsi un disco intero su un comune personal computer, ma è anche possibile effettuare il mastering rimanendo nel dominio digitale.
Ciò nonostante gli importanti studi di mastering, sebbene siano dotati di macchine digitali, continuano a fare uso di costosissime apparecchiature analogiche per intervenire sulla dinamica e sullo spettro dei brani da masterizzare.
 
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